Juan Alberto Schiaffino

Juan Alberto SchiaffinoNel 1950, insieme ad Alcides Ghiggia, trascina l’Uruguay ad un incredibile trionfo mondiale in casa del favoritissimo Brasile, gettando un intero paese nel lutto. Interno dotato di grande tecnica e magnifica visione di gioco, è il classico regista attorno al quale ruota tutta la squadra. Gioca tutti i palloni e li smista ai compagni scegliendo sempre la soluzione migliore. E quando può, va personalmente a concludere l’azione che ha impostato. Arriva in Italia nel 1954, al Milan, dopo essere stato trattato anche dalla Roma e dal Genoa e dimostra subito il suo carisma. Il suo compito non è dei più facili, in quanto deve far dimenticare un giocatore che i tifosi rossoneri hanno amato alla follia, il Professore Gunnar Gren. Lui, fidandosi delel sue doti, non si eccessivi problemi e in breve tempo si impadronisce delle chiavi del gioco rossonero. La sapienza nella costruzione del gioco e la buona predisposizione ad inserirsi in zona goal e in un torneo duro come il nostro, caratterizzato già dal catenaccio, sono quelle tipiche dei fuioriclasse. Non ha grandissime capacità motorie, ma sa come correre senza sprecare eccessive energie. E quando il tempo che passa comincia a farsi sentire, magari decide di rifiatare spesso e a prendersi soste che però si fa perdonare ogni volta che il pallone passa per i suoi piedi. E poi, a correre ci pensano i mediani, che non hanno problemi a riconoscerne la indiscussa autorità calcistica. Dopo sei anni in rossonero, passa alla Roma che, dopo averlo concupito a lungo, non esita a sborsare fior di milioni per averlo, in una riedizione di quanto già successo con Nordhal. Purtroppo, Schiaffino, pur facendo intravvedere ogni tanto gli sprazzi del grande fuoriclasse che è stato, è entrato nella fase calante della sua strepitosa carriera. La classe naturalmente si vede sempre e quando tocca il pallone, è comunque un piacere per gli occhi dei tifosi, ma il raggio di azione si è drasticamente accorciato, tanto da portarlo a giocare in un fazzoletto di campo e la necessità di riprendere fiato, lo taglia spesso fuori dal gioco. E poi, la Roma di quegli anni è una squadra lunatica, capace di grandi gare, ma anche di sparire a volte dal campo, e questa caratteristica non lo aiuta come dovrebbe. Nonostante ciò, è comunque prezioso per la crescita tecnica di un ragazzino che si sta facendo le ossa, un certo Picchio De Sisti e che tutti indicano come il suo successore designato. Dopo due anni di Roma, l’addio al calcio giocato e il ritorno in patria.

Juan Alberto Schiaffinoultima modifica: 2011-11-09T16:16:43+01:00da monthy10
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