Pierino Prati

Prati.jpgSe Rivera è la mente del grande Milan di Nereo Rocco, lui è il braccio armato. Pierino la Peste: così diventa universalmente noto alla fine degli anni ’60, dopo l’esplosione che lo porta ad essere uno dei migliori attaccanti italiani. La coppia formata da Prati e Rivera, fa le fortune del Paron e della Milano rossonera e l’intesa trai  due sembra quasi fondarsi su un solo cervello. Quando Rivera ha la palla, Prati sa già dove finirà il suo invito e il suo scatto bruciante lascia i difensori avversari al palo. Gli inviti del regista alessandrino vengono capitalizzati ogni volta nel modo migliore e grazie a loro, il Milan arriva sul tetto del mondo. Negli occhi di tanti sportivi italiani, rimane in particolare il ricordo della finale di Coppa dei Campioni del 1969, quando Rivera e Prati distruggono al Santiago Bernabeu l’Ayax dell’astro nascente Cruiyff, colpendo con precisione chirurgica e affondando i colpi nel ventre molle di una difesa che quella sera non ci capisce nulla. Forte in acrobazia, potente, rapido sul breve, la sua caratteristica migliore è probabilmente il tiro. Quando prende bene la palla, anche da grande distanza, sono problemi seri per i portieri. Arriva anche la maglia azzurra, anche se la concorrenza di Boninsegna ed Inastasi gli chiude qualche varco, ma in considerazione della giovane età, il futuro sembra tutto dalla sua parte. Purtroppo, non dura molto. Dopo il 1971, una serie di problemi fisici frenano la sua ascesa, e nel 1973, il Milan decide di cedere alle avances della Roma, alla ricerca di un forte attaccante in grado di finalizzare al meglio il gioco del centrocampo. Del resto i soldi proposti da Anzalone sono tanti e in pochi pensano che Prati possa tornare all’antico rendimento. Nella sua prima stagione, ancora una volta Prati viene frenato dai problemi fisici, tanto che molti lo bollano come giocatore ormai finito, ma nel corso della seconda annata, esplode in tutta la sua forza e traina la squadra allenata da Liedholm al terzo posto finale, tanto da tornare in azzurro, con Bernardini, dopo il grottesco tonfo di Stoccarda, con la Polonia. Il suo fisico, però, è ormai usurato e quel 1974-75 diventa il canto del cigno. Nelle annate successive, i problemi di carattere fisico continuano a tormentarlo, accorciandogli sensibilmente la carriera e portandolo ad un declino precoce.

Pierino Pratiultima modifica: 2012-06-20T17:06:06+02:00da monthy10
Reposta per primo quest’articolo